
di Luigi Spadafora
In un campo arato e coltivato, nelle vicinanze di un paesino di montagna tra il Celso e Ponticello, dopo Cerchiara, una famiglia, che viveva nascosta da un groviglio di rovi ed erbacce, una famiglia composta dal nonno Lattugone, dalla figlia di costui, Lattuga e dal figlio di costei Lattughino.
Era una famiglia sedentaria, non si muoveva mai dal suo angolo di mondo, che per loro era il mondo.
Erano scampati alla caccia dell’uomo, in quanto erano nascosti, e vivevano ascoltando le storie di Lattugone, mentre ammiravano ogni giorno, delle albe e dei tramonti stupendi.
Il nonno sapeva tantissime storie, perché in quel campo arato, le famiglie si erano tramandate il lavoro contadino, da padre in figlio e quando i contadini riposavano e si rifocillavano per riprendersi dalle energie spese, andavano in una piccola radura, ombreggiata da due grosse querce, adiacente al groviglio di rovi, dove viveva la famiglia di Lattugone.
La cosa, strana e magica, mentre la famiglia Lattuga poteva ascoltare le storie degli umani, questi non potevano ascoltare, sentire le parole dei lattugacei.
Così, Lattugone raccontò degli anni cinquanta, quando gli uomini che coltivavano il campo erano alquanto forti, poco loquaci, rispettosi, i più piccoli della famiglia aiutavano con le loro forze e non si tiravano mai indietro, ma un giorno il capofamiglia, Salvatore, partì per l’America in cerca di fortuna, con la promessa che avrebbe portato poi tutta la famiglia. Ma dopo alcuni anni, rientrò al paesino, perché la fortuna non lo sfiorò, a chi li chiedeva delle Americhe, rispondeva che non era terra per lui, poi “l’americanu” è una lingua strana e difficile, noi le vie piccole le chiamiamo “ritti”, là invece “ritti(streets)” sono le vie più grandi, in America sembra tutto al contrario, e poi tutti a correre lungo le strade, dalla mattina alla sera, non si fermano mai gli americani..
Poi Lattugone, raccontò degli anni sessanta, di quando il vecchio Giuseppe, disse nella radura che due dei suoi fratelli, Giovanni ed Antonio, partirono dapprima in Svizzera, si fermarono a Wettingen, ma dopo una breve parentesi, trascorsa a dormire nelle baracche, stipati come animali, partirono per la Germania, iniziarono a lavorare nelle fabbriche, erano casa e lavoro, parlavano male il tedesco, non erano andati a scuola al loro paesino, figurarsi se riuscivano a capire la lingua tedesca, che solo per dire ciao (si dice ciuss ma si scrive tschuss), per loro era una battaglia di consonanti, a mescolarsi,…una guerra!
Quindi lavoravano, lavoravano, un giorno i due fratelli ritornarono al loro paesino e convolarono a nozze con due brave ragazze del posto. Poi partirono e nacquero alle rispettive famiglie numerosi figli, Giovanni ed Antonio, lavoravano e risparmiavano, e mandarono i loro risparmi al paesino, e iniziarono a far costruire due grandi case, la loro speranza, un giorno di ritornare al loro paese, ma nel frattempo i figli crescevano in Germania e parlavano bene il tedesco, e cominciavano a dimenticare l’italiano, i due fratelli erano legati al loro paesino ma i rami (i figli) si stavano allungando (crescendo) in un altro paese, poi vi era una cosa strana in quel paesino di montagna, per sapere quanti figli avevano le famiglie emigrate in altri paesi, bastava contare il numero dei piani di quei casermoni! I piani delle case erano direttamente proporzionali al numero dei figli.
Infine Lattugone descrisse gli anni ottanta, dove lavorava nel campo arato Tonino, che rimproverava i suoi parenti, che lui non avrebbe fatto mai come il nonno Salvatore e suo padre, lui sarebbe rimasto per sempre al paesino, ma dopo gli studi si ritrovò con un bellissimo diploma e senza un soldo in tasca, partire è un po’ morire, Tonino partì, lui che era stato solo una volta a Cosenza, lui che non aveva mai preso la metrò, lui che la prima volta che la prese in quel paese che non sapeva la lingua chiese scusa nel suo dialetto, perché la metrò partì a razzo e Tonino urtò ad un altro passeggero e per poco non veniva quasi picchiato per non aver detto in tedesco scusa, “ma scusa in tedesco si scrive entschuldigung e si dice enciuldigung” chi glielo diceva al povero Tonino questo!
Tonino conobbe gente e culture di paesi diversi e si ritrovò davanti a lui, le facce del mondo. Lui girò e rivoltò la città in cui viveva, lui assistette ad un incontro con Alberto Moravia,perché a Tonino piaceva leggere e capì un giorno che l’angolo del suo mondo, del suo paesino era stupendo, ebbe una opportunità e la sfruttò, ritornò al suo paese.
Dopo aver sentito tante storie, Lattughino disse: <<Ma nonno, nonno, perché gli umani girano così il mondo?>> Il nonno Lattugone rispose:<< Non so se sia una maledizione, loro dicono che sono alla ricerca della felicità, ma è un’isola che non c’è.>> – <<Ma noi nonno, almeno io con te e con la mamma sono felice, in questo nostro piccolo angolo di mondo. >> – <<Lattughino!Nipote mio! Quando gli uomini capiranno, che un piccolo angolo di mondo è bellissimo, solo perché hai vicino a te, le persone a cui vuoi bene e che ti vogliono bene, sarà tardi, perché il piccolo angolo è il mondo. Ogni angolo di mondo si somiglia, e tutti gli angoli di mondo, tutti insieme formano il mondo, non c’è un angolo migliore.>> – << Nonno, io non mi muoverò dal mio angolo di mondo. >> Lattuga: <<Caro figlio, io e tuo nonno, finché avremo vita, ti difenderemo da chiunque, ti proteggeremo, perché sei il nostro piccolo Lattughino!>>
