
di Bennardo Egidio
E nel silenzio della sera riscopro le stelle…
A trentotto anni è difficile reinnamorarsi di qulcosa eppure era stata una notte calda, afosa, insopportabile, quelle tipiche notti di città che richiedono l’evasione…
La calura delle lenzuola mi spinge ad alzarmi…Fuori ancora è buio e i rumori della città emanano quel tipico calore che ti chiude la gola e non ti lascia respirare. Gli occhi aprono la rastrelliera delle canne da pesca che solo a guardarle sprigionano freschezza e subito nella mente si accende l’avventura…
Basta sognare…Si parte…
Prendo le chiavi della macchina e mi avvio per le strade ancora avvolte dall’ oscurità di una Cosenza poco viva visto il periodo estivo e l’ora, gli unici che si avventurano, non sospinti dalla mia stessa voglia ma costretti dall’asigenza di lavorare sono quelle categorie che di notte ti guardano con invidia mentre di giorno ti considerano uno sfortunato…
Comunque basta pensare! In cinque minuti mi ritrovo sulla superstrada per la Sila i paesini scorrono veloci e già si vede il termometro dell’auto scendere, I colori estivi brillare e dal ponte di Celico vedo finalmente i colori verdi appena illuminati dal sole che sunta dal ” colle della Vacca ” e l’animo si riempie di gioia…
Ancora nulla rispetto a quello che troverò sopra ma nel silenzio di una superstrada vuota la mente vola e passata la galleria del Cannavino entro in paradiso…gli alberi ormai faggi ricoprono le montagne come la neve d’inverno ricopre I tetti delle case…ma la vista dei pini mi divide il cuore a metà e mi spezza il fiato. Nel uscire dalla superstrada penso al torrente ed ai suoi colori…parcheggio l’auto e mi avvio per il sentiero…
Scendo cauto alla ricerca della mosca da usare e nello scrutare il prato controllo ogni minimo insetto, la luce è scarsa ma so già come fare per costruire l’inganno alla Regina…
Apro uno sgabellino e su di un masso preparo l’amo con il filo di seta, il rumore del torrente vibra nelle mie orecchie come una sinfonia, il frusciare delle foglie sotto un vento lieve mi ricordano il sassofono di uno jazzista, lo stridio dei grilli e le farfalle mi danno l’idea della freschezza che finalmente mi veste…le farfalle… ma quante sono? L’istinto mi dice di utilizzarne una nera e gialla e così ne costruisco una.
Sistemo la coda di topo legata alla canna e lego al terminale la voglia di prendere La Regina, sono anni che ci provo…lo sguardo si posa sul lento scorrere del fiume che mi ripaga con quel profumo di ginestre che solo la Sila sa offrire, dall’ alto un grosso masso che offre ombra e riparo ad una possibile tana, le fronde dei pini e dei faggi creano un tunnel e da lontano s’ intravede un’ antico ponte romano. Sul riflesso dell’ acqua si posano libellule e calabroni venuti per bere ed all’ombra di un biancospino finalmente il segnale che aspettavo…una bollata e quell’acqua limpidissima, da bere, s’ increspa in cerchi concentrici, quasi ci fosse caduta sopra una goccia a ciel sereno…faccio attenzione a non proiettare alcun’ ombra nell’ acqua e da lontano vedendo arrivare un coleottero comincio a frustare inseguendolo con la mia esca quasi a mimare i movimenti di un direttore d’orchestra ed in quella sinfonia naturale riesco a far posare il frutto della mia fantasia dietro quella grande pietra.
Nella mia testa penso: -” Sembra vero! ” e nel discendere ruotando intorno a quel masso, inseguendo un salto di corrente, scorre quasi sul luogo della bollata…all’improvviso dal nulla si vede l’ombra della Regina è una fario ed è grossa, sicuramente sopra i due kg di peso…attacca voracemente! Ed io deciso ferro il pungiglione finto tra le sue fauci e dall’ acqua emerge balzandone fuori per tutta la sua lunghezza…inizio il combattimento e dopo qualche minuto e qualche sobalzo si arrende alla mia tenacia…
Non ci credo! Mi bagno la mano per evitare di ustionarla e la porto delicatamente fuori dall’acqua per slamarla…ed è in quel momento che mi rendo conto della bellezza di questo animale proprio della Sila: il colore della livrea che si sposa benissimo con quei puntini rossi, la forma del corpo che si adatta a quelle acque così forti e tumultuose la possente dentatura che le consente di cacciare e dominare tutto ciò che vive sopra e sotto la superfice. Tutto si ferma!
Alzo gli occhi al cielo quasi a ringraziare e col vento che abbraccia i miei desideri stringo tra le mani la Regina con la delicatezza di un lupo che porta tra le fauci un cucciolo… guardo la vetta di Botte Donato e i suoi colori e con l’adrenalina ancora in circolo mi avvicino verso l’acqua, quasi con fare sospettoso e nel silenzio assordante la lascio andare…raccolgo la coda in eccesso sulla canna e risalgo il torrente per ore tra cascate e fermi d’acqua, tra vegetazione intricata e aree rade mi siedo su di un masso sotto quel ponte romano che non sembrava più così vicino…lo sguardo a volte ha misure che le gambe moltiplicano…
Stappo una birra, quasi a festeggiare e mangio un panino carico di ” sopressata ” che appesantendomi mi porta sul prato tra le braccia di Morfeo…
Dopo ore mi sveglio per il torpore e mi rendo conto che il sole sta per tramontare raccolgo le forze e mi avvio verso la macchina…discendo al di fuori del fiume affiancato dal suono dei campanacci di una mandria di vacche che seguite dai vitelli cercano il fresco forse più di me…
Con gli scoiattoli che saltano sugli alberi sopra la mia testa raggiungo l’auto nella radura…poggio le spalle alla portiera e accendo una sigaretta e guardando il cielo nel silenzio della sera riscopro le stelle…
