
di Daniele Ferullo
Mi fanno una richiesta che non posso rifiutare. Con una gamba in una trappola per orsi e il fucile scarico, invece di uccidermi, come avrei preferito, mi propongono un contratto a tempo indeterminato per un lavoro semplice e diretto: guardiano di un faro in mezzo ad un lago.
All’inizio gli scoppio a ridere in faccia, due mi tengono per le braccia mentre un altro mi dà calci nello stomaco. Quello in giacca e cravatta con un accento marcato del sud non gradisce vedermi sputare sangue e ogni volta si gira dall’altro lato.
«Giova’, accetta questo contratto e finiamola qui. Mi stai soltanto facendo perdere tempo» dice lui.
«Io? Guardiano di un faro? SU DI UN LAGO? Che cazzo ci fa un faro su di un lago?» gli rispondo sputandogli sangue sul vestito.
«Scoprilo, no? Vitto e alloggio, mille euro al mese e munizioni per il tuo fucile. Che vuoi di più?» il tizio in abito si avvicina e mi tira i capelli.
«Una scelta» gli dissi. Lui mi lascia la testa e si gira dall’altro lato.
«Le abbiamo finite».
Sotto stretta sorveglianza, mi rimettono in carreggiata e mi lasciano ai piedi di quel dannato faro. In mezzo alle montagne della Sila. Ad un’ora dal centro abitato più vicino, ci soltanto io, un ponte in legno e la mia Betty. Non mi dicono quello che devo fare, solo che nessuno deve avvicinarsi alle sponde del lago. Valli a capire.
Un lavoro come un altro penso seduto sulla sedia a dondolo in cima al faro. Non che mi piaccia affiliarmi a questa parte della società, ma almeno non devo seppellire cadaveri o spacciare droga. In più, una vacanza pagata è proprio quello di cui necessitavo dopo quella brutta faccenda a Camigliatello…
Rincorrevo un tipo che aveva rapinato due banche e ucciso alcune guardie, taglia da 10.000 euro vivo e 5.000 morto. Dovevo necessariamente prenderlo integro se volevo mettermi in pari con gli alimenti di quell’arpia della mia ex-moglie. Anche quella, brutta faccenda, ma non ne voglio parlare ora. Seguii l’obiettivo per un po’ e imparai i suoi spostamenti e, una sera, appena tornò a casa, gli sfondai la porta d’ingresso e lo trovai con una donna a letto. Non mi capitano spesso questi errori, mi correggo, io non sbaglio. Cosa vado a scoprire? Che era una degli ostaggi della prima rapina che in realtà era una complice.
Mai vista. Da quanto tempo era lì ad aspettarlo? In ogni caso questa sfoderò un revolver e provò a farmi secco. Le regole delle cacce all’uomo sono chiare, la tipa lì non aveva una taglia (ancora) e non potevo ammazzarla né farle male. Intanto lei si prendeva la libertà di spararmi, mentre il tizio, che ancora non aveva capito granché, iniziò a correre nudo per la stanza lanciandosi dalla finestra.
La donna finì i proiettili alla svelta e finalmente potei sparagli un dardo con il teaser e, dopo alcune convulsioni, si accasciò sul letto cotta a puntino. Mi precipitai verso la finestra e vidi l’uomo correre per i tetti del quartiere. A 55 anni non hai più l’età per fare certe cose, ma quei soldi se la stavano dando a gambe levate sulle tegole. Senza contare che, se schiattava facendo Lupin, non avrei preso tutta la taglia. Mi lanciai all’inseguimento alla luce della luna e…
Che cazzo?! Il sole è appena calato oltre la montagna e l’acqua del lago inizia a pulsare verde nelle profondità. Che cavolo hanno scaricato nel lago quei pezzi di merda? Mi sporgo dalla ringhiera e, nel pulsare, vedo delle ombre di strane “cose” nuotare. Corro dentro, prendo Betty e metto il primo proiettile in canna, ma quando esco tutto è tornato normale. Prendo un respiro profondo e mi convinco che è stato un gioco di luci, mi risiedo sul dondolo e stringo tra le mani la mia Betty, un Winchester del 1915 che ho modificato personalmente.
Nonostante il cattivo presentimento, il lento dondolarmi mi tranquillizza e mi riporta alle giornate estive di Camigliatello: correvo sui tetti all’inseguimento del bersaglio che scappava completamente nudo tra di essi. Cercava di raggiungere un punto su cui poi scendere in strada, la città però non si prestava al suo gioco. Lo vidi ad un certo punto saltare e, quando arrivai sul ciglio, aggrapparsi ad alcuni fili dove era stesa della biancheria…
DI NUOVO? La profondità del lago riprende a pulsare di verde, lento e costante, ma le figure che avevo visto prima non ci sono più. Sulla spiaggia, poco distante, qualcosa esce dall’acqua strisciando. Alzo il fucile per vederla attraverso il mirino e noto un essere ripugnante, mezzo pesce e mezzo uomo: la testa è come quella di un merluzzo, mentre braccia e gambe sono umane, anche se cadono a peso morto lungo il corpo.
Ricordo gli ordini del contratto: “Nulla si deve avvicinare alla sponda” e, dopo aver trattenuto il respiro, sparo un colpo con la mia Betty. L’essere stramazza di lato con qualche spasmo, mentre l’eco dello sparo si disperde tra i monti. Cosa diavolo sta succedendo? Per cosa mi hanno assoldato davvero? Il pulsare verde continua ininterrotto per tutta la notte, altri essere deformi escono dall’acqua e ognuno di essi si prende un colpo di fucile. Sembrano deboli e il loro sangue verde fluorescente riluce sulla sponda mentre scivola nel lago.
All’alba sono stremato. Ho cacciato circa venti di quei cosi e solo con le prime luci del sole hanno smesso di spiaggiarsi sulla riva. Sto lì un’altra ora tenendo sott’occhio la zona e, solo quando il sole è alto in cielo, mi butto sulla sedia. Poso Betty vicino a me e tiro un profondo sospiro di sollievo. Non mi erano mai capitati lavori di questo genere e, in ogni caso, non ho ancora capito bene quale sia la mia mansione, se non far avvicinare le persone o non far uscire quegli esseri.
Faccio colazione e mi butto sul letto a riposare, ma non ho neanche il tempo di chiudere gli occhi che vedo un fuoristrada avvicinarsi al ponte. Dovevano essere ancora quegli scarti della società. Escono prima le guardie del corpo e poi il tizio in giacca e cravatta con l’aria compiaciuta e sicura di sé.
«Buongiorno, Giovanni. Come è andata la nottata?» urla bonario avvicinandosi sul ponte.
«Oh, un paradiso in terra… CHE CAZZO È QUELLA ROBA?» gli grido in faccia.
«Roba delle profondità del lago. Ti paghiamo per tenerle a bada» dice lui con calma.
«Ma con chi cazzo credi di avere a che fare? Non sono il tuo lago-sitter di merda. Sono un cacciatore di taglie mica uno della forestale!»
«Quelli della forestale sono morti» mi dice lui pulendosi gli occhiali con un panno di stoffa «quindi serve qualcuno che sappia tenere a se stesso e… all’ambiente!» Sorride sarcastico l’uomo in abito.
«Voglio più soldi e…» non faccio in tempo a finire di parlare che sento uno scroscio d’acqua: degli uomini sulla sponda est stanno buttando dei sacchi neri da obitorio e dei barili nel lago.
«Che cazzo c’è in quella merda?» gli dico furente.
«Roba che gli altri non vogliono» mi sorride e mi poggia una mano sulla spalla «Millecinquecento euro al mese e se vuoi ci sbarazziamo della tua ex moglie» aggiunge rassicurante.
«Millecinque vanno bene. Grazie per l’offerta, ma preferisco sbarazzarmene personalmente… un giorno.» Gli tolgo la mano dalla mia spalla «è roba radioattiva?» gli dico a bruciapelo, lui sorride per un attimo per poi girarsi e andare via.
«Ti lasciamo una cassa di munizioni, fanne buon uso! Ci vediamo domani!»
Lo guardo allontanarsi e ogni scroscio d’acqua del lago è un tuffo al cuore.
Tra le lenzuola del letto sogno il mio matrimonio: all’altare c’è la mia attuale ex moglie, quella stronza che mi ha venduto alla Yakuza dopo aver arrestato uno dei loro scagnozzi. Voleva metà della taglia solo per non parlare, avrei dovuto ucciderla in quel momento… Ma… l’amavo e forse l’amo ancora, quel poco che basta per non piantarle una pallottola tra gli occhi.
Mi sveglio turbato e con le ossa doloranti, chissà se la struttura resiste alle radiazioni di quelle scorie. Mangio un po’ di pasta con i funghi e mi siedo sul dondolo all’esterno. Il brutto presentimento continua a stringermi il cuore come quella volta a Camigliatello…
Saltai anche io dal tetto e mi aggrappai ad alcuni fili, non so cosa mi aspettassi o cosa si aspettasse il mio bersaglio, ma non andò come nei film: lui cadde sull’asfalto rompendosi una gamba, mentre io ebbi la fortuna di cadere sul tettuccio in tela di una macchina. Gli puntai la pistola contro e fu in quel momento che…
All’improvviso un getto di acqua si solleva in mezzo al lago come un geyser e mi sbalza dal dondolo, facendomi cadere sul legno della balconata. Ero talmente assorto nei pensieri che non mi sono accorto che è giunto l’imbrunire! Questa volta gli esseri iniziano ad uscire quasi subito, le profondità pulsano ancora di più e solo ora noto cosa succede in questo dannato lago: a pelo d’acqua alcune buste nere d’obitorio galleggiano, mentre dei pesci/uomini mutati salgono sulle sponde, arrancando. Fare due più due non è mai stato difficile, la difficoltà sta nell’ammetterlo.
Sono diversi da quelli della notte prima. Noto, tra una vittima e l’altra, che le mutazioni sono più superficiali. Più le guardo, più sono costretto ad ammetterlo: sono pesci mutati per via delle scorie e “rifiuti” (a volte vivi) che buttano di giorno. Forse l’unica cosa che vogliono è scappare da quell’acqua mortale…
Forse quello che sto facendo non è la cosa giusta da fare… Esito preso dai sensi di colpa e non mi accorgo che qualcuno di loro è salito sul faro. Forse era saltato su quel geyser ed era giunto fin qui, oppure aveva scalato la struttura, non lo so e francamente, ora ho altro a cui pensare! Mi spinge verso la balaustra e Betty mi cade nel lago. Allungo il braccio verso di essa, guardandola tuffarsi nell’acqua tossica e mi passano davanti agli occhi tutti i momenti belli che ho passato con lei. Mi giro rabbioso pronto ad attaccare e vedo un essere alto due metri ricoperto di squame: una perfetta mutazione tra uomo e pesce che mi guarda truce. Vedo nei suoi occhi il genio umano.
Gli tiro un pugno ma, quando impatto con il suo corpo, mi taglio la mano con una delle sue squame. Lui mi guarda con attenzione e mi prende per il collo sollevandomi con la facilità di un palloncino. Da quell’altezza noto sulle sue spalle le mostrine della forestale, gli tiro calci, gli urlo di lasciarmi andare, poi, con estrema facilità, mi lancia oltre la balaustra.
Ora che sto cadendo verso quest’acqua mortale l’unico rimpianto è che non potrò uccidere quella stronza della mia ex-moglie.
