
di D’Ambrosio Clara
La Sila ha una voce, si sa. E’ riconoscibile dal suono del canto degli uccelli che intonando dolci melodie invitano lo spettatore ad ammirare la perfezione del creato. Ognuno con il proprio verso, come in un grande coro pronto ad esibirsi sul palcoscenico. La voce della Sila è il fruscio del vento tra le fronde prima di un temporale, quando tutti si rintanano in casa, magari attorno al tepore del camino, e i bambini temono che il vento possa portarli via, e le nonne li rassicurano rimboccando loro le coperte e raccontando qualche storia di fantasia. Ogni luogo della Sila racconta una storia, gli alberi ne diventano custodi e spettatori, che guardano dall’alto momenti felici di vita quotidiana. La voce della Sila si nasconde anche tra le acque quiete dei laghi. Chissà quante volte il lago Arvo avrà osservato un padre che insegna a pescare al suo bambino che, goffamente, cerca con tutta la forza di tirare la canna da pesca quanto più possibile, così da prendere almeno un pesce. Chissà quanti giovani innamorati avrà visto su quelle sponde, intenti a sussurrarsi parole dolci e a contemplare la pace delle sue acque. Sicuramente si sarà sentito onorato quando annualmente le sue acque si illuminano di mille colori e la Vergine lo attraversa e gli volge uno sguardo di dolcezza e ammirazione. Chissà quanti cuori agitati dal caos del mondo avrà curato e cullato tra le sue placide onde. Se i laghi diventano i custodi dei segreti dei passanti, i prati non possono che essere tele, che annualmente donano magia e vita a questo meraviglioso lembo di terra divina che è la Sila. Durante l’inverno, la voce si muta in tenue melodia che scende con la leggerezza dei fiocchi di neve e sussurra alla natura parole di speranza, e la addormenta, come fa una madre con un figlio. Ecco spuntare piccoli fiori dal colore candido, come fanciulli curiosi e pronti ad esplorare l’ignoto: i bucaneve. Sono i primi a sbocciare e preparano la stagione a quelli che coloreranno i prati più in là. Ecco che la primavera, come una fata dal passo elegante inizia a spargere il seme della vita, i boschi si incantano e la voce diventa coro maestoso e allegro: un inno alla vita. Dopo il silenzio e l’intimità da requiem che caratterizza l’inverno ecco giungere i primi spettatori di tale bellezza: famiglie, giovani, nonni, venuti con la speranza di udire quella voce e lasciarsi ispirare da quei pini così antichi e così ricchi di storia. Qualcuno metterà da parte tutti gli impegni e si lascerà attrarre da quella voce, che come una musa lo invita a riscoprire l’unicità delle cose semplici come trovare lungo un sentiero una fragola selvatica o scorgere di sfuggita uno scoiattolo tra i rami. I bambini si fermano a raccogliere qualche fiore selvatico dal colore intenso e ridono immaginando tra le “rughe” degli alberi un sorriso o chissà quale altra espressione buffa, mentre qualche fotografo cattura un’immagine, che immortalerà per sempre quello scenario unico all’anno. Lo scenario unico della piccola ma accogliente Lorica, dei boschi maestosi di Pino Collito, delle case incantante di Silvana Mansio, della varietà ambientale del lago Cecita e della natura selvaggia del lago Ampollino che si svela a chi è in grado di carpirla. E’ giunta anche la stagione in cui i pini così alti ammirano il passaggio delle mandrie, condotte dai loro pastori che con tenerezza le custodiscono con gelosia paterna. I bambini quando le vedono arrivare cercano sempre di avvicinarsi il più possibile, e loro, che percepiscono tale curiosità si lasciano avvicinare, perché in fondo…anche questo è Sila: riscoprire il rispetto verso ogni tipo di animale e la varietà di cui gode questo pezzo di paradiso lo conferma. Sono proprio i momenti come questi che inteneriscono gli alti e maestosi pini e i faggi dai fusti levigati dal vento, che scambiandosi qualche sorriso lasciano cadere una lacrima di commozione verso questo primigenio amore che da sempre lega l’uomo alla natura. La voce della Sila si trasforma di nuovo ed ecco, diventa dolce e impetuosa, come le intense piogge autunnali, si tinge di toni caldi e annuncia a tutte le creature che tra poco arriverà di nuovo il grande freddo e che presto il tepore della neve tornerà con dolcezza a coprire ogni cosa. Le foglie ormai secche si sono lasciate andare alla dolce melodia, e la neve inizia a scendere. Rimane un unico messaggero che preserverà la magnificenza della Sila: un lupo, si fa spazio nella neve e fissa il suo sguardo su Botte Donato che da sempre protegge questo ambiente. I suoi occhi così intensi si ricolmano di gratitudine e diventa il guardiano di tale paradiso. Intorno regna il silenzio, lui ascolta la voce segreta della Sila, ecco: gli sussurra il suo pronto ritorno.
